Università degli Studi di Bologna

Altri Avvenimenti



L'ANNUARIO ACCADEMICO È DISPONIBILE SU INTERNET

Fino agli anni settanta l'annuario veniva distribuito a tutti i professori, poi rimase per diversi anni fermo e da quando dieci anni fa riprese le pubblicazioni sotto la mia responsabilità la pubblicazione fu disponibile solo per le strutture (presidenze, dipartimenti, biblioteche ecc.), perché il numero dei professori era cresciuto troppo per poter conservare un costo sostenibile.

La distribuzione all'esterno dell'Ateneo è sempre avvenuta verso destinatari «istituzionali»: università italiane e straniere, biblioteche, istituti italiani di cultura all'estero ecc. La rivoluzione informatica creata da internet ha reso possibile a tutti i milioni di utenti di questo sistema di accedere alle informazioni dell'Annuario e di copiarle a proprio gradimento. Un primo esperimento è stato effettuato con l'Annuario 1993/94, ma il linguaggio ipertestuale usato non era abbastanza flessibile per un uso comodo.

L'Annuario 1994/95 è invece accessibile facilmente dalla home page dell'Università http://www.unibo.it , ed un motore di ricerca molto semplice da usare consente di ricercare le parole desiderate. È possibile inoltre inviare, e sono molto graditi, messaggi e commenti alla redazione, seguita dal rag. Francesco Tabacco. Sull'Annuario si ritrova l'elenco completo delle strutture dell'Ateneo con le loro attività scientifiche, le pubblicazioni e le qualifiche extrauniversitarie del personale docente, una breve storia con la presentazione dei musei, la cronaca essenziale del 1993/94, una panoramica di tutti i corsi di laurea, di diploma, di perfezionamento, dei corsi di dottorato e delle scuole di specializzazione e dirette a fini speciali ed infine l'elenco dei laureati nel 1992/93, alcune tavole statistiche ed il nuovo statuto.

Si tratta di una documentazione completa che è disponibile per tutti gli interessati non solo italiani, ma anche stranieri o residenti all'estero: per esempio gli aspiranti a borse di studio potranno trovare ed analizzare i piani di studio dettagliati comodamente a casa loro.

L'unico limite è l'aggiornamento: l'università è in continua evoluzione e qui si trova fotografata la situazione dello scorso anno, l'auspicio è che si arrivi ad un rinnovamento annuale più rapido.


LA TOSSICOLOGIA NELLA SCIENZA E NELLA SOCIETÀ


Conferenza d'Ateneo - Prof. Rodolfo Paoletti, 23 novembre 1994

Presso l'aula absidale di S. Lucia, Mercoledì 23 novembre, si è svolta la prima conferenza d'Ateneo dell'anno accademico 1994/95, tenuta dal professor Rodolfo Paoletti, Preside della Facoltà di Farmacia dell'Università Statale di Milano.

La relazione è stata introdotta dal Magnifico Rettore alla presenza, anche, del Preside della Facoltà di Farmacia del nostro Ateneo professor Giorgio Cantelli Forti. Il Rettore ha sottolineato quanto il tema della conferenza sia riconducibile agli orientamenti recenti della Facoltà di Farmacia, in particolare per ciò che concerne il Corso di laurea in Chimica e Tecnologie Farmaceutiche, verso un aspetto tossicologico innovativo, e sicuramente importante, che copre tematiche sull'ambiente, l'alimentazione, i farmaci, la cosmesi. «Un'ottica attuale, dinamica, per una professionalità» - ha ricordato il professor Roversi Monaco - «che si apre a settori di ricerca aggiornati e collegati alle problematiche affrontate dalla CEE».

In questa concezione, conclusasi la conferenza, si è aperta una tavola rotonda sulle prospettive professionali per il laureato in Farmacia e Tecnologie Farmaceutiche, alla quale hanno preso parte autorevoli esponenti dell'Industria, della Sanità, della Ricerca.

Il professor Paoletti ha principiato il suo discorso con il ricordare un assioma importante che ogni Scienza ha in sé: la Filosofia dell'Epoca in cui si sviluppa.

La Tossicologia nasce e si sviluppa come scienza contemporanea basandosi sulle biotecnologie recentemente sviluppatesi, come quelle sullo studio di animali transgenici e sulle cellule trasformate in laboratorio, tanto per fare degli esempi. Il tutto, ha sottolineato il relatore, dà quindi il via ad una profonda innovazione dei rapporti tra Scienza e Sistemi biologici. La tossicologia porterà progresso alla chimica farmaceutica, alla chimica dell'ambiente, alla chimica degli alimenti ma in una visione di Tossicologia non solo come ricerca esclusivamente finalizzata, bensì come nuova Cultura scientifica.

Sono stati messi in risalto due punti fondamentali che giustificano il rilievo della Tossicologia come «nuova Scienza»: il primo dato dal fatto che nella nostra Epoca un gran numero di sostanze chimiche, oltre a quelle naturali, entra in diretto contatto con l'uomo; il secondo riportato al dato concreto del prolungamento della vita media con la conseguente maggior esposizione, per l'essere umano, agli effetti degli elementi citati. È stato in oltre ricordato che sono occorsi 5.000 anni per ottenere poi in un solo secolo, il nostro, 26 anni in più di sopravvivenza media!

Si è accennato anche alla Tossicologia nel suo aspetto altresì basilare, quello dell'esame quantitativo, inteso come dose della sostanza presa in considerazione, menzionando Paracelso che già nel Quattrocento esprimeva il concetto che tutte le sostanze possono trasformarsi in veleni se rapportate alla dose. Tossicologia in qualità di Eco-Tossicologia, Tossicologia non solo Scienza ma presente anche nel campo legislativo, amministrativo, economico, politico, di cui la Ricerca ne è un solo aspetto.

L'insieme di questi fenomeni, se da un lato hanno contribuito all'arricchimento del momento culturale della Scienza tossicologica, dall'altro canto hanno anche rallentato lo sviluppo della stessa come Scienza autonoma.

L'illustre professore ha quindi presentato gli importanti lavori di Ricerca del suo Istituto, quali lo studio delle Statine , sostanze bloccanti l'accumulo e la formazione di Isoprenoidi , ricerche rivolte alla riduzione dell'aspetto tossico, chimico, radioattivo, di alcuni composti attraverso l'inibizione dell'isoprolinazione. Il professor Paoletti ha poi concluso auspicando la ripresa della Ricerca con più vigore per una Scienza che controlli i ritmi biologici e non si limiti ad osservare gli effetti rovinosi e, a volte drammatici, degli agenti tossici.


MOSTRA E CATALOGO IN AULA MAGNA


Primo passo per un Museo degli studenti e della goliardia


Gaudeamus igitur Studenti e goliardia 1888-1923

«Rammentava con grandissima compiacenza quella vita spensierata e felice, nella quale con raro accordo accoppiavasi col profitto, la rozzezza nei modi con la gentilezza dell'animo, la povertà con la beneficenza, il buon umore con tutto». Giovanni Frassi, «Vita di Giuseppe Giusti» in Epistolario (dello stesso), Firenze, Uberti, 1881,p. 37.

L'epigrafe si riferisce agli anni pisani del Giusti studente (1826-1829) e ostenta il ritratto nostalgico della goliardia ancora soddisfacente per chi ha vissuto quelle esperienze.

Ritratto affettuoso e riconoscibile, però... Esordendo ad ogni generazione di studenti con rituali non solo beffardi, la goliardia non è mai stata soltanto un idillio giovanile separato dal mondo degli adulti, una stagione felice e irresponsabile, bensì un ridente avversario del conformismo filisteo. La goliardia è laboratorio giovanile fertile di invenzioni, con un vario orizzonte di temi e registri; nei documenti della goliardia troviamo una libertà che ha precorso i tempi e il costume, adopera la satira, esplora l'uso paradossale della scrittura e della grafica. La goliardia è autoironia, abito di vita tollerante e comunitario, osservanza dei riti che le hanno permesso di sopravvivere nel tempo e alle mode. Regole ilari di iniziazione per chi chiede di aderirvi, il rispetto per gli anziani, l'obbedienza all'ordine goliardico di ogni città universitaria, un vincolo assunto liberamente, hanno costruito nei giovani sentimenti di appartenenza non transitori. Chi è stato goliardo lo è per sempre.

Vivaio di esperienze, la goliardia ha condotto ad una responsabile socialità. Sono infatti numerosi nella mostra i documenti che illustrano l'aspetto «serio» della goliardia, la sua preveggente vocazione europea, internazionale, umanitaria,. I goliardi - questa è una delle scoperte che il visitatore incontrerà lungo il percorso - hanno promosso spettacoli a fini benefici, per sovvenire compagni bisognosi e le comunità colpite dal terremoto del 1908 che distrusse Messina.

Nelle pubblicazioni esposte troviamo poi testi di comicità surreale, la lingua pedantesca burlata, caricature e parodie, transitate nel mestiere dei professionisti dello spettacolo.

La mostra ha un taglio cronologico (1888-1923) contestabile soprattutto nella data iniziale. Comportamenti cosiddetti goliardici appartengono alle origini delle Università nascendo dalla naturale vivacità giovanile. La goliardica del nostro paese diviene però riconoscibile con le feste bolognesi del 1888 per l'VIII Centenario dello Studio. A Bologna, a Torino, nelle città universitarie, le più risonanti iniziative goliardiche nascono spesso da un giudizioso rapporto con l'istituzione universitaria, da condivise responsabilità che sembrano avere attuito quell'"interminato sentimento di disagio" degli studenti che la "la fantasia moltiplica, e l'inesperienza giovanile fa trascendere in atti inconsiderati".

Sono parole pronunciate nel 1896 da Antonio Labriola che si rivolse agli studenti per invitarli a riflettere sulla loro condizione: "Per il solo fatto che voi passate qui dentro alcuni di quegli anni intensivi della gioventù, che a confronto degli anni nostri sono decenni, e ci venite d'ogni parte d'Italia, e di qualunque condizioni sociale voi siate, voi, o ricchi o poveri, vivete in perfetta eguaglianza; per questo solo fatto della liberale convivenza, la Università è una grande educazione. Ve ne avvedrete nell'età matura, quando vi sovverrà degli anni dell'Università, come dei soli da voi vissuti in democrazia".

L'anno 1923 segna, con la legge Gentile per l'istruzione superiore, l'inizio di una fase diversa e distinta per la goliardica sempre indocile, che il gruppo di lavoro si è ripromesso di indagare con le prossime iniziative.

La mostra ha inizio con i documenti studenteschi dell'VIII Centenario. Le vetrine che seguono illustrano i contenuti della goliardica, con le sue associazioni e statuti: lo statuto dell'Associazione universitaria bolognese adottato nel gennaio 1889 ne annuncia gli scopi: riunione, divertimento, beneficenza, disponendo che essa "deve mantenersi del tutto estranea alle questioni politiche e non ha bandiera". Dalle associazioni hanno origine i congressi studenteschi che toccano tutte le università. Ancora, della fraternità goliardica che la "Corda frates" estese in ambiti internazionali e che si manifestò con evidenza nella goliardia torinese, escono le esperienze di Pier Giorgio Frassati, "laico e cristiano", assunto fra i beati per la sua fede animosa e carità. Il beato Frassati, l'anticlericale Guido Potrecca, il geniale umorista editore Angelo Fortunato Formiggini, tutti ugualmente goliardi, sono testimonianze della tolleranza e libertà di ogni comunitaria goliardica.

Vengono poi le feste illustrate attraverso le cartoline delle città universitarie. Con i messaggi postali, disegnati dagli stessi goliardi - alcuni poi divenuti famosi illustratori satirici - la goliardia promuoveva spettacoli di beneficenza, dava notizia dei congressi e soprattutto delle sue feste. Feste matricolari coinvolgenti la comunità studentesca che dalla città madre migrava nelle altre, gemellate dalla fraternità goliardica. Ospitati dai loro compagni, gli studenti vivono giornate di baldoria avendo un palcoscenico, le vie e le piazze della città universitaria. Dalle feste matricolari nascono regie teatrali che ottennero successo di pubblico e repliche continuate. Il teatro goliardico è miniera di invenzioni e mette una maschera irridente ai più seri dibattiti politici e sociale.

Capitolo importante della goliardia sono i periodici e numeri unici dove si trovano invenzioni esilaranti, scritture dai tanti registri insieme a disegni, caricature, burle, parodie, che provenendo da spiriti liberi, nutriti di sapere universitario, vincono spesso la stipendiata attività dei professionisti della satira. Nei giornali studenteschi fanno le prime prove - e qui l'indagine è doverosa per la cultura patria - figure poi eminenti nelle arti e lettere, nella politica e nelle scienze.

Il segnale caratteristico della goliardia è il berretto esposto nella foggia bolognese e nella successiva versione padovana. Un pannello mostra, cronologicamente disposti, i distintivi per l'occhiello della giacca che negli anni del regime e della sua "cimice" obbligatoria, furono segno di anticonformismo.

Il precorso studentesco si interrompe quando espone libri di studiosi della poesia goliardica medioevale e che si volsero al modello tedesco per riformare l'istruzione universitaria nel nostro paese proponendo l'associazionismo studentesco di quelle Università. Libri editi sul finire dell'Ottocento, quando si era consapevoli della dignità culturale della tradizione goliardica anche nella sua versione moderna. Gli studenti goliardi delle Università europee sapevano poi essere, quando le circostanze lo richiedevano, austeri come i loro professori e la mostra esibisce le magnifiche epistole gratulatorie inviate per le feste del 1888 ai compagni di Bologna dagli studenti delle Università europee. L'ultima vetrina espone l'indirizzo augurale degli studenti di Heidelberg, l'Università che celebrando nel 1886 il suo V Centenario aveva dato un esempio seguito nelle feste accademiche bolognesi e nella Magna Charta delle Università sottoscritta a Bologna il 18 settembre 1988 dai Rettori delle Università europee e del mondo perché in essa vangono richiamati i doveri universitari verso gli studenti e le nuove generazioni.

La mostra intende rimediare ad un ostracismo, ai pregiudizi che hanno oscurato la dignità storica e culturale della goliardia e dei suoi documenti, dispersi, censurati, ignorati da storici, sociologi, bibliografi.

Il catalogo è quindi l'avvio di un lavoro in corso; un cantiere di ricerca per il costituendo museo degli studenti e della goliardia. Pur esponendo documenti goliardici di tutte o quasi tutte le antiche Università italiane e di alcune europee, la mostra ha un accento bolognese, padovano e torinese, questa essendo soprattutto la provenienza dei materiali censiti e disponibili. Tutte le città di antica tradizione universitaria hanno però prodotto altrattanti, ancora inediti , documenti; il museo dovrà quindi rappresentare, con augurabili donazioni, prestiti, acquisti e censimenti, la storia intera degli studenti e della goliardia italiana ed europea.

L'ordine dei documenti esposti non è sempre cronologico, bensì tematico per generi e contenuti. Assumendo il detto di Roberto Longhi "Chi lege cartelo no mangia vitelo" le didascalie delle vetrine sono assai concise; esaurienti, invece, nel catalogo della mostra in vendita presso la sede della mostra stessa, nell'Aula Magna di Via Castiglione, tutti i giorni feriali e festivi dalle ore 9 alle ore 13 al prezzo, sino al 13 giugno, di lire 30.000.

Dopo la conclusione della mostra, il catalogo potrà essere richiesto all'Almae Matris, Via S. Stefano 43.


uNA OCCASIONE DA NON PERDERE


Zamboni 25 e Piazza Verdi al centro di alcune proposte

L'intenso dibattito di questo periodo elettorale - politico amministrativo e universitario - ha visto l'inevitabile intrecciarsi di temi e problemi vecchi e nuovi che, pur radicandosi su esigenze specifiche di ciascuno di essi, hanno mostrato connessioni a volte insite nella natura dei problemi stessi (si pensi ad esempio all'assetto urbanistico ed alla nascita del polo scientifico tecnologico oltre che all'espansione delle aree umanistiche), a volte rilevabili con una riflessione a posteriori su possibili soluzioni convergenti a questioni apparentemente separate.

È a queste ultime che rivolgiamo l'attenzione partendo dalla premessa, più volte espressa e ribadita nel corso della campagna elettorale amministrativa, che l'obiettivo della creazione di un "campus" universitario stia trovando un primo sostanziale avvio con i nuovi insediamenti dell'area scientifico tecnologica al Lazzaretto mentre già, di fatto, ne esiste uno radicato all'interno della città per le facoltà e aree umanistiche che va dilatandosi nei residui spazi disponibili.

A questa premessa che si propone come constatazione di una scelta sia urbanistica sia di politica universitaria, ne va aggiunta un'altra, di assai più modesto respiro ma certamente non priva di significato per chi opera e vive nell'"area umanistica" dell'Ateneo.

Nel corso del dibattito per l'elezione del Rettore, un dibattito che si è svolto non solo nei numerosissimi incontri pubblici, ma che ha vissuto anche nelle discussioni di corridoio, d'ufficio o di strada, ci è parso di cogliere, da più parti e in più occasioni, il richiamo alla esigenza, tanto sentita quando disattesa, della creazione di un luogo fisico adeguatamente attrezzato che possa fare da supporto concreto, seppur minimale e non esaustivo, a quel concetto di "comunità universitaria" che è risuonato nelle bocche di tanti.

Manca, si è detto in sostanza, un punto di ritrovo del mondo accademico, in tutte le sue articolazioni, capace di creare e garantire quelle condizioni minime di incontro interne ed esterne all'Ateneo sempre più difficili nei propri luoghi di lavoro drammaticamente oberati da problemi di spazio e di personale; manca un luogo attrezzato dove poter o soffermarsi con ospiti stranieri, dove poter trascorrere in maniera rilassata, ma non necessariamente improduttiva, i momenti lasciati liberi dall'affannoso rincorrersi di impegni sempre più assimilabili a scatole cinesi.


I Clubs universitari

Una soluzione, ricordate, era stata prospettata nei programmi originari del Magnifico Rettore Roversi Monaco con la creazione di quello che allora, ormai parecchi anni sono passati, venne chiamato il "Faculty Club", previsto nella sede della Palazzina della Viola.

Al di là di ogni valutazione sulla opportunità di quella sede, pur incantevole, sui contrasti con la Facoltà di Agraria, sulle "voci", non sappiamo quanto fondate, sul carattere élitario di quel Club che, si diceva, destinato al solo progetto l'idea ancor oggi vivissima del luogo fisico di ritrovo più sopra espressa. Lo stesso Circolo dei Dipendenti Universitari mise a disposizione tutte le proprie forze volontarie e gratuite per supportare organizzativamente la struttura presentando anche un progetto integrativo rispetto alla proposta originaria.

La strada sembrava in discesa; i necessari lavori di risistemazione furono addirittura avviati con grande velocità con la predisposizione di un bar a fianco della splendida Aula magna del primo piano. Poi tutto si fermò.

Non vogliamo, e in realtà non siamo neppure in grado di ricostruire la storia cera di questa mancata realizzazione né vogliamo colpevolizzare nessuno. Resta comunque insoddisfatto e crescente il bisogno da cui quell'impegno prendeva le mosse; un bisogno avvertito anche da molti studenti per i quali pure manca un luogo "attrezzato" di ritrovo che non sia rappresentato dalle sale di lettura, sempre insufficienti e comunque destinate ad altro scopo, o dai bar di strada.

Se l'esigenza è avvertita sia dagli operatori universitari sia dai fruitori dei loro servizi occorre non trascurarla ponendo quantomeno anch'essa sul tavolo delle discussioni progettuali per verificare se è possibile qualche realistica soluzione.


Piazza Verdi

Non occorre poi spendere molte parole per ricordare a tanti di noi che quella zona quotidianamente frequentano, ai sempre più sparuti abitanti e tradizionali commercianti, alle autorità accademiche, agli amministratori pubblici del Comune e del Quartiere, quanto la Piazza Verdi e tutta la zona ad essa circostante stia diventando simbolo di folkloristico e affollato degrado durante il giorno e di desolante e pauroso silenzio quando il sole tramonta o suona la campana del venerdì sera.

Non sembri questa una affermazione retorica o ad effetto. È solo un modo per tradurre in una immagine quanto potrebbe essere - e lo è già stato da tante parti - descritto con dati numerici, con analisi sociologiche e, perché no?, con i verbali di polizia.

Tutta la parte del quartiere che gravita attorno alla cittadella universitaria sta perdendo non soltanto il suo carattere di connubio pulsante di vita urbana e di variegato mondo degli studi, conseguenza forse inevitabile delle crescenti necessità di spazi della più grande azienda del centro cittadino ma, e questo ci appare assai più grave e pernicioso, sta mollando ogni contatto con la città che finisce per sentire quella zona come estranea, come terra d'altri.

Anche l'Università rischia di diventare un corpo estraneo se mancano gli stimoli e le occasioni per viverla, conoscerla, riscoprirla periodicamente non come addetti ai lavori né come stranieri confinanti, ma come una parte della casa comune, quella parte della casa dove normalmente si studia ma in cui fa piacere ricevere gli amici rendendoli compartecipi di qualcosa di cui si va giustamente orgogliosi.

Molte parole sono state spese su questo argomento, molti progetti sono rimbalzati sulle pagine dei giornali, ma nulla si è concretamente prodotto al di là di pur significative iniziative occasionali. Occorre dunque pensare, e possibilmente con sollecitudine, ad una soluzione di tipo strutturale capace ad un tempo di connettere i diversi interessi del mondo universitario e della città, di ridare occasioni per una osmosi non occasionale fra cittadini confinanti e confinati, studenti, operatori universitari, gente del quartiere e di fare da supporto permanente anche alle manifestazioni che nella primavera estate vivacizzano l'ambiente.

Piazza Verdi potrebbe e dovrebbe essere il cuore pulsante della cittadella universitaria, di un ideale campus umanistico cresciutole attorno quasi spontaneamente nel corso dei secoli e con ritmo vertiginoso negli ultimi decenni; proprio la presenza di questo cuore, da cui si diparte una fondamentale arteria di collegamento con la città quale il Teatro Comunale, potrebbe rivitalizzare l'intero ambiente circostante.


Una occasione da non perdere

Si presenta oggi una opportunità, difficilmente riproponibile, per dare una risposta limitata ma organica alle esigenze, brevemente esposte, degli operatori universitari, degli studenti, del quartiere e della città nel suo insieme.

Le intese raggiunte fra Università e Comune nella lunga e complessa trattativa sugli spazi destinati agli insediamenti universitari hanno portato alla cessione, da parte dell'Ateneo al Comune stesso, della propria quota di proprietà degli edifici prospicienti Piazza Verdi, ed in particolare dello stabile di Via Zamboni 25 rendendo quindi unico l'ente che sovrintende alla sua destinazione e utilizzazione. Se non abbiamo frainteso alcune affermazioni del Magnifico Rettore, tale destinazione dovrebbe comunque essere di tipo universitario.

La liberazione dei locali, in parte già in atto con la chiusura della mensa all'ultimo piano, con il trasferimento di uffici universitari nei nuovi locali di Palazzo Poggi, si avvicina ora al piano terra con l'imminente trasferimento di tutta l'ala occupata dal Dipartimento di Discipline Storiche nella nuova ed unitaria sede di S. Giovanni in Monte, con il mancato rinnovo, da parte dell'Università, della concessione, al Circolo dei propri dipendenti, dei locali del bar di cui si è chiesto il tempestivo abbandono.

Il rischio di questa operazione di legittimo e necessario svuotamento dell'edificio è di duplice natura: da un lato i tempi lunghi della mano pubblica legati sia alle difficoltà finanziarie sia al possibile ricorso al "concorso delle idee" (si pensi, pur con le debite proporzioni e non sottovalutando la diversa complessità dei problemi, alla ormai pluridecennale vicenda dell'ex Manifattura Tabacchi) finisca per lasciare inoperoso ed in progressivo inevitabile decadimento un prezioso edificio con ampi spazi ed in una posizione strategica; dall'altro lato, che proprio la previsione di tempi lunghi induca ad utilizzazioni provvisorie e disorganiche capaci di tamponare qualche falde, di aspettative difficilmente rimuovibili, giustificatrici di successive inerzie e premessa di quella stabilità che ha nel "provvisorio" le più solide fondamenta. Proviamo allora ad entrare anche noi, in modo tanto informale quanto immediato, in un ipotetico contributo di idee.

Il piano terra di Via Zamboni 25 con le sue due ali a sinistra e a destra del bel cortile porticato sostituisce un blocco unitario ed omegeneo di una ventina di salette di varie dimensioni che può essere reso direttamente comunicante con Piazza Verdi tramite i locali con esso confinanti, e che si affacciano sulla piazza, attualmente occupati dalla Clueb (Cooperativa libraria).

La parte più consistente di tale spazio (quella sulla sinistra del cortile con attuale accesso da Largo Trombetti) è attualmente occupata dalla biblioteca del Dipartimento di Discipline Storiche e da alcuni uffici di tale dipartimento che, come si è detto, saranno a tempi brevi trasferiti nella sede di S. Giovanni in Monte. Sul lato destro rispetto all'accesso di Via Zamboni e sino al termine del porticato del cortile sono i locali dell'ex bar del Circolo ed alcune provvisorie sedi di uffici.

Tutto il piano terra dunque, potenzialmente libero in breve tempo, potrebbe essere destinato, senza grandi oneri di trasformazioni murarie, al soddisfacimento di quel complesso di esigenze "comunitarie" sia degli operatori dell'Ateneo (leggasi vecchio progetto del Faculty Club) sia degli studenti (leggasi Club studentesco) da troppo tempo avvertite e insoddisfatte.

Una indispensabile struttura di ristoro (bar, tavola fredda ecc.) potrebbe collocarsi nella sede dell'ex bar del Circolo, sino al termine del lato destro del cortile e sarebbe facilmente realizzabile una estensione sulla Piazza Verdi utilizzando i locali dell'attuale Libreria Clueb. L'accesso a tale punto di ristoro sia dall'interno sia dalla piazza consentirebbe la frequentazione anche ai cittadini non universitari e potrebbe essere un primo utile elemento di raccordo con le occasionali iniziative esterne di cui la piazza in parte è, e più ancora potrebbe divenire, un futuro naturale teatro.

Il compatto blocco di uffici e aulette che circondano il cortile potrebbe essere facilmente suddiviso fra i due clubs, uno per gli studenti ed uno per gli operatori universitari. Si tratterebbe di organizzarli in modo tale da corrispondere, con funzionali adattamenti, alle differenziate esigenze di incontro, sosta, relax sia dei docenti, sia del personale tecnico amministrativo, sia degli studenti. Esclusa forse la parte "ristoro" gli adattamenti potrebbero essere relativamente semplici e quindi non eccessivamente onerosi. I costi, cui pure occorre realisticamente pensare potrebbero essere suddivisi, azzardiamo una ipotesi, fra l'Università, per la parte Faculty Club, ove ottenesse in comodato i relativi locali, l'ACOSTUD per la parte destinata agli studenti ed uno o più privati per la parte della ristorazione.

L'affacciarsi del punto di ristoro sulla Piazza verdi ci conduce fisicamente e riconduce astrattamente al tema sopra ricordato del rapporto fra università e le città.

La designazione di Bologna quale "capitale europea della cultura" per l'anno 2000 di cui molto si è parlato in questi giorni rende ancor più evidente l'assenza di un punto unitario di riferimento, di informazione, di divulgazione, di servizi, di attività di interesse universitario e cittadino e perché no?, di immagine, per chi, turista o studioso, cittadino o forestiero, voglia toccare con mano o fruire di un più immediato contatto con quella città nella città rappresentata dal più antico ateneo del mondo che di quella "città della cultura" rappresenta il più solido fondamento.

Uno spazio c'è, per tale destinazione, proprio sulla Piazza Verde: le ex scuderie di Palazzo Bentivoglio adibite sino a qualche tempo fa a mensa universitaria ed ora a sala di lettura. Si tratta di circa 700 metri quadri in un'unica immensa sala divisa in tre corridoi da due file di undici colonne. La posizione, proprio di fronte al Teatro Comunale, la dimensione ed il collegamento organico, per contiguità, coi proposti clubs di Via Zamboni 25, ne fanno un luogo ideale ed irripetibile.

Potrebbero infatti trovarvi opportuna e adeguata collocazione una nutrita serie di attività e servizi di interesse universitario e cittadino fra cui, a puro titolo di esempio:

- una aggiornata libreria universitaria in grado di valorizzare, per completezza di disponibilità e di informazione, i cataloghi della case editrici italiane e straniere, sopperendo alle inevitabili vistose lacune delle librerie cittadine. Un servizio quindi capace di soddisfare ad un tempo le esigenze di studiosi, studenti, operatori culturali, secondo un modello radicato in altre università europee cui nemmeno la Cooperativa libraria ha potuto sopperire per carenza di spazi e di strumentazioni;

- un centro unificato di informazioni sulla struttura, i servizi e le iniziative culturali dell'ateneo e della città in grado di riunire in un unico luogo fisico la loro dispersa pluralità. Si pensi alle informazioni per una guida all'ateneo e alla città (dai musei ai centri di ricerca ai servizi bibliotecari e archivistici); ai convegni, mostre, congressi ed ai connessi mezzi di trasporto; si pensi alla fruibilità di banche dati comprese quelle sulla disponibilità alberghiera di Bologna e provincia; si pensi ai servizi di prenotazione (dai viaggi alla foresteria); si pensi alla informazione guidata per la utilizzazione delle reti informatiche dell'ateneo e di Internet; si pensi poi alle informazioni per gli studenti (dall'orientamento agli accessi al mercato del lavoro, dagli alloggi alle borse di studio ecc.);

- un settore commerciale , oltre a quello libraio, collegato al mondo universitario: una specie di University Shop;

- una galleria d'arte che consenta, con apposite bacheche sui camminamenti laterali o centrali, mostre fotografiche o di pittura.

Non sono questi che esempi e prime ipotesi che raccolgono tuttavia indicazioni da più parte espresse; indicazioni che comunque convergono su due aspetti essenziali: da un lato la necessità di creare un punto di riferimento aggregato che rappresenti per tutti, operatori, cittadini o forestieri, il primo, visibile e più immediato contatto con l'Ateneo, dall'altro l'esigenza di dar vita sia nella forma, e quindi nell'immagine, sia nei contenuti, e quindi nei servizi offerti, ad un punto di attrazione e di sosta anche per i cittadini.

Potrebbe configurarsi in questo modo quel supporto reale e continuativo alle apprezzabili iniziative esterne che il Comune ed il Quartiere propongono, soprattutto in estate; potrebbe derivarne un maggiore controllo "sociale" di una piazza e di una parte di quartiere lasciati in desolante abbandono ad ogni tramonto e fine settimana.

Facendo convergere mezzi e collaborazioni dell'Amministrazione comunale, dell'Ateneo e di privati l'intera operazione potrebbe essere progettata e portata a compimento in empi ragionevolmente brevi.

Ottimismo della volontà? Ingenuità? Provocazione? Un po' di tutto ciò è certamente presente in queste righe ma lo consideriamo indispensabile per dare anche a noi, come ad altri, la necessaria spinta propositiva.

Se Bologna sarà designata nell'anno 2000 capitale europea della cultura" si potrebbe, al suo interno, individuare un luogo simbolo di congiunzione con l'Ateneo denominando le ex scuderie Bentivoglio, con la loro nuova funzione, "UniverCity 2000". Questa, lo riconosciamo, è ottimistica, ingenua provocazione, ma tant'è.