
Il nuovo Magnifico Rettore |
Il giorno 26 giugno 2000 con 1095 voti su 1962 votanti l'Università di Bologna ha scelto il prof. Pier Ugo Calzolar come Magnifico Rettore per il quinquennio 2000/01 - 2004/05.
Si riporta nel seguito una sintesi del programma elettorale presentato agli elettori e un breve profilo biografico.
La fabbrica della conoscenza nel XXI secolo
Un progetto di qualità internazionale per l'Ateneo
(Pier Ugo Calzolari, 5 marzo 2000)
Il dato storico dal quale occorre prendere le mosse è la nascita del mercato europeo dell'istruzione superiore, che confronterà l'efficienza delle istituzioni universitarie, generando un regime di concorrenza sempre più dura tra le università per assicurarsi gli studenti e le risorse necessarie per qualificare le strutture. Per altro, l'accesso ai progetti di ricerca internazionali e ai relativi fondi sarà sempre più riservato alle istituzioni che avranno raggiunto standard di qualità eccellenti e sviluppato adeguate relazioni internazionali.Ci sta di fronte il compito di inserire stabilmente il nostro Ateneo nella fascia delle università europee di eccellenza. A questo fine occorre: incentivare la partecipazione ai programmi internazionali, favorire la permanenza di docenti stranieri per lunghi periodi (Visiting Professor e Visiting Scientist); istituire corsi di studio integrati tra Università straniere (sfruttando anche le potenzialità offerte dalle moderne tecnologie della comunicazione); sviluppare sistematicamente i dottorati europei; potenziare i programmi di permanenza all'estero dei giovani ricercatori per conferire alle carriere una dimensione europea (v. il nuovo obiettivo dell'Area Europea di Ricerca); creare adeguati servizi di accoglienza degli studenti stranieri; potenziare fortemente il Servizio Esteri d'Ateneo.Il processo di internazionalizzazione non riguarda soltanto docenti e studenti: il personale amministrativo deve essere coinvolto in modo altrettanto diretto. La mobilità in campo internazionale del personale di staff e la preparazione di funzionari in sintonia con indirizzi di lavoro integrati a livello internazionale costituiscono uno dei primi impegni da affrontare.
La competizione internazionale pone al centro della nostra attenzione il tema della qualità della formazione, della ricerca, dei processi gestionali dei servizi agli studenti. L'obiettivo della qualità comporta due scelte di fondo: quella dell'autonomia e quella della valutazione. La qualità si coltiva nell'autonomia delle strutture. La complessità e l'articolazione di una moderna Università rende impossibile (e non più desiderabile) una gestione centrale delle attività. Da qui, l'esigenza di accrescere la cultura dell'autonomia progettuale ed esecutiva in tutte le articolazioni dell'Ateneo. Naturalmente, uno stile di governo di tal fatta postula una attività sistematica di valutazione dei risultati ottenuti dalle varie articolazioni esecutive.Abbiamo bisogno di un sistema permanente di valutazione della qualità che assista stabilmente gli Organi d'Ateneo nella formazione delle decisioni e nell'allocazione delle risorse, sia per le azioni di tipo reattivo, orientate al raggiungimento di obiettivi di qualità nelle procedure già avviate, sia per quelle pro-attive, indirizzate ad iniziative autenticamente innovative.
La qualità delle nuove iniziative implica modalità e strumenti gestionali dotati di forte autonomia, al livello delle grandi articolazioni dell'Ateneo ma anche all'interno di queste. In sintesi: sarà difficile trarre dall'autonomia tutti i vantaggi possibili e impliciti se essa si arresterà alle soglie dell'Ateneo e se non penetrerà in profondità nel suo corpo.
Le dimensioni dell'Ateneo sono di per se stesse un serio ostacolo alla diffusione dell'autonomia gestionale ed amministrativa, di un proprio bilancio, di un proprio Pro-Rettore eletto, non nominato.
La radicalità della trasformazione consiglia di procedere secondo un'ipotesi graduale, che dedichi la prima fase del prossimo mandato rettorale alla discussione del tema in tutto l'Ateneo e che soltanto in un secondo tempo affidi al corpo costituente le ipotesi più accreditate.
Nella complessa articolazione di un moderno Ateneo il processo gestionale ed amministrativo rappresenta una componente altrettanto fondamentale quanto l'attività di ricerca e di formazione. Per superare l'attuale assetto artigianale dobbiamo sviluppare un'autentica professionalità manageriale, ai vari livelli della struttura organizzativa dell'Ateneo, e complessivamente riqualificare in profondità l'apporto del personale non docente, puntando anche a dar vita a processi di auto-organizzazione.
La cura del capitale umano e la parallela massiccia introduzione nella gestione amministrativa dei metodi e delle tecnologie avanzate devono consentirci il riposizionamento di una quota consistente di personale in attività più produttive e più gradite e, nello stesso tempo, l'innalzamento generale dei livelli di competenze.
Abbiamo bisogno, dunque, di un piano strategico di riordino della gestione dell'Ateneo, che sia sostenuto dall'ampia diffusione delle tecnologie dell'informazione e che assuma come riferimenti permanenti gli indicatori dei risultati. Dallo sviluppo del piano dobbiamo attenderci processi decisionali più consapevoli, bilanci più leggibili e capaci di anticipare l'effetto delle decisioni (gestione budgetaria). Un piano strategico per la gestione orientata alla qualità sarebbe inconcepibile senza uno sforzo poderoso rivolto all'informatizzazione spinta di tutte le procedure. Lo sforzo è stato impostato: si tratta ora di estenderlo a tutti i settori e di armonizzarlo con gli obiettivi del piano strategico.
I tassi di abbandono degli studi, doppi rispetto a quelli degli altri Paesi, l'anomalia della durata reale e la forte selezione a svantaggio degli studenti di condizione socio-economica sfavorita, rendono indispensabile predisporre un piano straordinario di riqualificazione della didattica che punti al cuore dei problemi. La recente riforma della didattica ci sollecita a questo ripensamento globale, giacché senza un preciso disegno di un forte sostegno questa riforma potrebbe risolversi in guasti più estesi di quelli che vorrebbe eliminare.
A questo fine, occorrono progetti specifici preparati dai Corsi di Studio, orientati alla qualità e all'efficienza e indirizzati soprattutto nelle aree di difficoltà per gli studenti. Le risorse docenti vanno ritrovate innanzitutto nell'uso più conveniente delle attuali disponibilità ma, poiché in molti settori l'impegno didattico ha superato ogni ragionevole limite, dobbiamo immaginare i modi (contratti) per coinvolgere anche personale qualificato esterno all'Università (professionisti, ricercatori degli istituti di ricerca, dirigenti industriali, ecc.).
La nostra ricerca scientifica è in stato di grave sofferenza, per diverse ragioni: l'età media dei nostri docenti-ricercatori è troppo alta; il reclutamento di nuove leve è asfittico; l'entità dei finanziamenti è in calo; le nostre strutture scientifiche sono troppo gracili; i docenti-ricercatori esprimono spesso atteggiamenti troppo individualistici, scarsa sensibilità istituzionale e modesta inclinazione al coordinamento; la burocrazia è attenta soltanto agli aspetti formali; esiste una obiettiva resistenza ad impostare serie valutazioni dei risultati.
Per migliorare sostanzialmente la situazione occorre: riconoscere i punti di eccellenza e dotarli di risorse adeguate, individuare priorità strategiche sulla base del principio della diversificazione, alleggerire il carico didattico dei docenti più impegnati sul piano scientifico (principio dell'autonomia applicato alle strutture) ed eventualmente sollevare da obblighi formali di ricerca quelli più disponibili verso la didattica (principio binario integrato nello stesso Ateneo, esercizio dell'autonomia a livello di dipartimento e/o facoltà), impostare un serio sistema di valutazione della qualità (in ambiti omogenei: principio dell'articolazione in Poli), investire principalmente sui giovani ricercatori (assegni, dottorati di ricerca, posti convenzionati), valorizzare i prodotti della ricerca, ridurre drasticamente gli impegni burocratici, amministrativi e gestionali dei docenti per aumentare il tempo e le energie da dedicare alle attività primarie dell'università.
Sugli aspetti fondamentali della vita di un'università (i servizi agli studenti, le biblioteche, i laboratori, l'efficienza della didattica, la qualità dei servizi amministrativi, ecc.) siamo ormai molto discosti dalle medie europee, nonostante nell'ultimo decennio il nostro Ateneo abbia prodotto uno sforzo consistente per invertire la deriva che ci allontana dal migliore contesto europeo. A questo riguardo, occorre tenere presente che nel nostro Paese la spesa per studente è la metà della media europea e un terzo di quella dei paesi nordici, il rapporto studenti/docenti è pressoché doppio (dati OCDE) e questa situazione si protrae da trent'anni.
La questione del finanziamento è il nodo centrale, perché nessuno dei problemi principali della nostra università potrà essere risolto senza consistenti incrementi delle risorse finanziarie. Il problema del sostanziale aumento delle risorse finanziarie per l'università deve essere affrontato: a) chiedendo uno sforzo maggiore al Governo del Paese; b) incrementando la capacità dell'università di reperire risorse finanziarie all'esterno (mediante contratti di ricerca, formazione post-laurea, servizi offerti alla società, lavoro per conto terzi); c) razionalizzando la spesa interna (distogliendola dalle iniziative meno vitali per concentrarla su quelle più importanti).
Globalmente il decentramento in Romagna effettuato dalla nostra Università nei dieci anni scorsi ha rappresentato un'impresa coraggiosa e originale. Probabilmente, per estensione disciplinare, numero di studenti, innovazione organizzativa ed ampiezza di collegamenti non ha l'equivalente altrove, certo non in Italia. Ora è necessario in via prioritaria consolidare le iniziative avviate, valutando accuratamente i risultati, potenziando i settori incompleti e favorendo un serio e sorvegliato trasferimento di ricerca laddove risulterà possibile. Dobbiamo resistere alla tentazione di avventurarci in nuove imprese attratti da qualche risorsa iniziale offerta dal Ministero, largamente insufficiente e bisognosa successivamente di un forte trasferimento di risorse dal centro (soprattutto in termini di tempo-docente).
I problemi degli studenti sono ben noti: l'affollamento delle aule in molti corsi di studio, la carenza di biblioteche, dei posti di studio e dei laboratori, la fretta di professori sovraccarichi di lavoro, la difficoltà di colloqui solo occasionali, ecc.: sono il risultato di una struttura largamente sotto-dotata rispetto al compito assegnatole.
Sarebbe poco realistico affermare che questi problemi possano essere risolti in tempi rapidi e senza un impegno straordinario del Governo del Paese. Intanto, però, dobbiamo riorganizzarci: con rapporti meno vessatori e più amichevoli, procedure meno complesse e più coordinate, con un sistema informatico più corretto e più rapido, ecc.
Dovremo intervenire per la qualificazione dei luoghi di studio, mediante la predisposizione nelle sale di studio di servizi complementari, quali i collegamenti in rete con i servizi bibliotecari, informazioni sui curricula, bibliografie per esami, ecc.; sostenere concretamente le strutture d'Ateneo che svilupperanno efficienti servizi di orientamento e tutorato; incentivare la ricerca su nuove metodologie didattiche e la loro sperimentazione mediante l'uso delle moderne tecnologie dell'informazione, estendere il lavoro part-time degli studenti, orientandolo soprattutto verso i laboratori didattici e le biblioteche e decentrandolo presso i dipartimenti; potenziare i contributi finanziari finalizzati alla frequenza di università straniere o enti di ricerca internazionali; attivare di concerto con la Regione e il sistema bancario un sistema di sostegno finanziario ispirato al prestito d'onore, un civile istituto praticamente ancora da sperimentare nel nostro Paese.
Occorre un piano di riordino delle relazioni con gli studenti che intervenga in modo sistematico su tutto l'arco dei problemi e che generi un patto con gli studenti da rinnovare periodicamente in relazione all'evoluzione della situazione, degli obiettivi individuati e delle risorse disponibili. Il patto costituirà l'oggetto di un impegno politico da sviluppare verso i governi nazionale e regionale. Per conferire un adeguato rilievo a questo impegno verrà nominato un Pro-Rettore agli Studenti, che a tempo pieno si dedicherà al coordinamento di tutte le iniziative.
Il titolo non sembri un'amplificazione retorica. Nelle economie avanzate le attività strategiche sono quelle ad alto contenuto intellettuale, scientifico e tecnologico e in quelle economie l'università ha assunto un ruolo strategico. Intendiamo dedicare uno sforzo particolare per colmare il ritardo registrato in questo settore, attrezzando il nostro Ateneo perché possa aprirsi in modo molto più efficace che nel passato al mondo dell'industria e dei servizi.
Ciò richiede un'azione, naturalmente fondata sulla disponibilità dei docenti/ricercatori interessati, perché: a) le competenze disponibili all'interno dell'università vengano messe anche a disposizione del mondo economico esterno, sulla base di accordi trasparenti e con vantaggio reciproco; b) le idee maturate in ambiente accademico più adatte per essere trasformate in prodotti e/o imprese possano diventare effettivamente tali; c) i migliori giovani e i docenti più adatti allo scopo siano incoraggiati a collaborare col mondo esterno, in un quadro di regole chiare e trasparenti; d) i servizi avanzati che dovremo immaginare per gli studenti (biblioteca elettronica, firma digitale, rete a larga banda, ecc.) siano anche occasioni per raccordi con l'esterno e per l'individuazione di nuove risorse. In questa attività di valorizzazione sarà acentrale la funzione della Fondazione Alma Mater.
La Fondazione può costituire l'ambiente nel quale impostare una sistematica iniziativa di educazione ricorrente, che sperimenti l'ampia gamma di azioni formative in uso nei paesi europei e che si muova in sintonia con le forze produttive locali. Questa gamma deve comprendere un catalogo di iniziative per la formazione post-laurea, dirette al mondo delle imprese e dei servizi e distribuite sulle varie tipologie (corsi brevi, corsi part-time università-impresa, ecc.), e sfruttare i nuovi mezzi di telecomunicazione e/o di tipo multimediale, per dar vita anche a corsi a distanza.
Qualcuno talora ha criticato l'impegno dell'Ateneo nell'ampliamento dei suoi spazi, ma non l'obiettivo, bensì le modalità con le quali è stato perseguito, sono da rivedere a fondo. La qualità europea degli studi che vogliamo inseguire ci impone di continuare nello sforzo di adeguamento degli spazi disponibili, giacché la superficie media per studente ci vede lontano dagli standard europei e lo stesso confronto con la situazione italiana non ci è favorevole.
I programmi già impostati sono numerosi e molto impegnativi sul piano finanziario. Ci sono urgenze e priorità che vanno onorate. Abbiamo anche bisogno del Faculty Club, aperto a tutti i dipendenti dell'Ateneo, che dobbiamo considerare un servizio di base per il sostegno delle relazioni esterne.
È nato l'11 marzo 1938 a Granarolo Emilia (Bologna) e ha frequentato il Liceo Classico. Si è laureato all'Università di Bologna in Ingegneria Elettronica nel febbraio 1962. Ha compiuto il servizio militare come ufficiale del Genio Trasmissioni.
Assistente di Radiotecnica dal 1964 e quindi Professore Incaricato di Tecnologie dei Semiconduttori dal 1968, conseguiva nel 1969 la libera docenza in Elettronica Applicata.
Vincitore di concorso per professore ordinario nel 1979 veniva chiamato dalla Facoltà di Ingegneria dell'Università di Bologna a ricoprire la cattedra di Elettronica Applicata I.
Svolge la sua attività di ricerca nel campo della microelettronica, essendosi occupato in particolare dei problemi di fisica e modellistica dei dispositivi, avendo avviato nel nostro paese l'analisi numerica dei dispositivi a semiconduttore, essendosi occupato delle tecniche di misura e caratterizzazione dei dispositivi, della teoria dei componenti e dei circuiti analogici.
Nell'ambito di questi temi egli ha collaborato per molti anni con l'Istituto LAMEL del CNR di Bologna a partire dalla sua fondazione. Con i ricercatori del LAMEL egli ha svolto studi sulla conversione fotovoltaica dell'energia solare occupandosi della fisica delle celle e dell'architettura degli impianti.
Dal 1988 al 1994 è stato direttore del Dipartimento di Elettronica, Informatica e Sistemistica dell'Università di Bologna.
È stato membro del Senato Accademico dell'Università di Bologna fino all'ottobre 1996, dopo aver fatto parte del Senato Accademico Integrato che ha preparato lo Statuto Generale dell'Università.
Attualmente egli è responsabile delle relazioni internazionali dell'Università di Bologna.
È Presidente del Consorzio Università-Città di Bologna, fondato da Università e Comune di Bologna allo scopo di sostenere i progetti culturali di comune interesse. Il Consorzio è attualmente impegnato nell'avvio di progetti di applicazione alla cultura delle tecnologie dell'informazione, anche in vista dei progetti avviati a seguito della designazione di Bologna come città della cultura europea per l'anno 2000.
È stato Presidente della Sezione di Bologna dell'Associazione Elettrotecnica ed Elettronica Italiana.
È responsabile del Polo italiano di EUROFORM e Presidente del Consiglio Scientifico: EUROFORM è un'Associazione europea di imprese ed università diffusa in Spagna, Francia, Irlanda, Germania, Austria, Portogallo e Italia, aderente al progetto COMETT e poi LEONARDO e sorta con l'obiettivo della promozione di attività di formazione avanzata nel campo della microelettronica.
È coordinatore e responsabile scientifico del Transnational Research Training Institute, una rete di 27 università europee costituita per gestire il progetto omonimo per la microelettronica nell'ambito del programma Capitale Umano e Mobilità dell'Unione Europea.
È stato promotore e responsabile scientifico del progetto TIM (Training Innovative Methodology) realizzato nell'ambito del programma ADAPT dell'UE, gestito da ASTER, e finalizzato alla costituzione di un gruppo regionale di esperti e consulenti che favorisca le applicazioni dell'elettronica avanzata nelle PMI della regione Emilia-Romagna.
È Presidente del Consiglio Scientifico dell'Istituto MASPEC (Istituto Materiali Speciali per l'Elettronica e Magnetismo) del CNR di Parma.
È membro dei Consigli Scientifici di vari consessi ed organizzazioni scientifiche. È stato membro della commissione di valutazione per l'ammissione all'Institut Universitaire de France per le posizioni senior.
Attualmente è membro esperto per la microelettronica della delegazione italiana presso il Comitato del programma Information Society Technology (IST) dell'UE.
