Il Museo Nazionale Etrusco P. Aria
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Il Museo nazionale etrusco di Marzabotto nacque come diretta
conseguenza alle prime campagne di scavo affidate a Giovanni Gozzadini,
finanziate dai conti Aria, allora proprietari dellintero
Pianoro di Misano.
Il nucleo iniziale si arricchì poi negli anni successivi
grazie alle campagne di scavo che portarono alla luce una cospicua
quantità di materiali.
La prima sala è stata allestita con lintento di offrire
un inquadramento geografico e geologico della Valle del Reno e
dellarea di Marzabotto esponendo campioni dargille,
pietre usate per la costruzione e reperti faunistici. Le restanti
vetrine della sala contengono i pochi materiali superstiti dellincendio
che danneggiò il Museo nel 1944, tutti provenienti dalle
necropoli nord ed est, e i disegni delle uniche oreficerie rinvenute
a Marzabotto, rubate nel 1911. Data la scarsa documentazione di
scavo relativa alle due necropoli, non fu possibile ricostruire
filologicamente i corredi tombali, e il criterio espositivo adottato
fu dunque per classi di materiali. I corredi erano in genere costituiti
da vasi attici a figure rosse, vasellame prodotto localmente,
oggetti in osso e ambra, unguentari in alabastro, paste vitree,
suppellettili di bronzo come specchi, fibule e bronzetti, tra
cui si segnalano due bronzetti che fungevano da cimase di candelabro
rappresentanti una figura negroide con anfora sulla spalla e una
riproduzione di un guerriero e di una donna in atto dofferta.
Al di fuori delle vetrine sono visibili cinque segnacoli funerari,
distinti per forma e materiale dai semplici ciottoli fluviali
usati nella maggior parte delle sepolture. Quattro sono, infatti,
i cosiddetti cippi a cipolla, mentre il quinto segnacolo, proveniente
dal sepolcreto est, è costituito da una stele figurata
lunica rinvenuta a Marzabotto su cui è
scolpita la defunta eroizzata, collocata su podio.
Nella seconda sala è esposto sia materiale proveniente
dagli scavi più vecchi avvenuti in abitato come vasellame
dimportazione e di produzione locale, frammenti di parapetti
cilindrici da pozzo e una gran quantità doggetti
duso quotidiano come rocchetti, fusaiole e pesi in pietra
riferibili alle attività di filatura e tessitura sia materiali
provenienti dallacropoli e dal santuario fontile, in particolare
statuette di devoti in bronzo, ex voto anatomici e vasellame
locale.
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Veduta esterna del museo |
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La terza grande sala mostra unampia campionatura
delementi di decorazione architettonica: tegole dipinte
a motivi geometrici e vegetali, antefisse rinvenute sia in acropoli
sia in area urbana e il rivestimento fittile di una colonna. Di
particolare interesse per larchittettura domestica di V
secolo a.C. sono le ricostruzioni parziali di tetti con tanto
dimpluvio e lucernario, e la ricostruzione di fondazioni
di ciottoli a secco su cui è posata una conduttura di tubi
fittili.
Al centro della sala si trova la bella testa di kouros
di marmo pario rinvenuta in una canaletta della strada A, con
pettinatura resa con piccoli boccoli e volto realizzato a grandi
volumi arrotondati, forse prodotta in area ionica attorno al 500
a.C. e importata in Etruria padana dal porto di Spina. Essa testimonia
assieme ad una testa defebo, perduta, una consistente importazione
di marmi dalla Grecia.
Le restanti vetrine contengono materiali connessi con le attività
produttive dellarea: matrici per plasmare largilla
e vasellame di vario genere proveniente dagli scavi delle fornaci
e oggetti provenienti dallofficina di fusione del bronzo,
tra cui matrici, fibule, chiodi e numerose scorie di lavorazione.
Inoltre sono esposti reperti provenienti dalle case: tenaglie
(da ricollegare allattività metallurgica esplicata
in piccole officine allinterno delle case) fibule, bronzetti,
elementi di mobilio, gioielli, e numerosi vasi di piccole e grandi
dimensioni.
Le ultime vetrine sul fondo della sala testimoniano le vicende
di Marzabotto successive alla fase etrusca ovvero la fase gallica
e quella romana.
Lultima parte del Museo raccoglie i corredi completi di
due tombe ad inumazione, scavate a Sasso Marconi, e un nucleo
di rinvenimenti sporadici della Valle del Reno.
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