Presentazione di Francesco Martani
IL SEGNO GESTUALE DI DANILO MAINARDI

   Il disegno è un segno che l’artista traccia per estrinsecare attraverso la concretizzazione la propria esistenza cerebrale e per consentirgli di rendere palese, attraverso le immagini le cose più semplici ma inestinguibili; esso è il tutto e il niente contemporaneamente perché è l’idea prima, il germe da cui sboccerà un volume, una superfice, un identità, una disperazione esistenziale.
   Assai spesso è il cuore dell’opera dove la fantasia tesse trame ed immagini che sono storia cultura e vita insieme e dove, questo segno, queste associazioni di linee portano a definire idee che l’intelletto ci fruisce a dosi infinitesimali che poi concretizzano in figurazione, in opera.
   Alcuni critici ritengono che il disegno, ossia l’arte del disegno stia per estinguersi e che si sia rifugiato nella grafia della pubblicità; altri invece, più storici, sostengono che i valori dell’essenzialità del disegno siano il corpo fondamentale dell’espressione dell’arte.
   Ho osservato scrupolosamente questa serie di disegni che Danilo Mainardi, etologo, ecologo e divulgatore scientifico ha esposto al Centro Culturale della Fondazione di Ca’ Ghironda di Zola Predona, area dell’Interland di Bologna.
   Ho osservato, ripeto, minuziosamente questi disegni ad uno ad uno, non per proporne una lettura, ma per cogliere l’energico segno che contraddistingue ogni forma.
   Le forme animali qui rappresentate sono straordinariamente belle perché ci fanno capire come il segno sia uno strumento dell’immaginazione, dell’evocazione, la scrittura del tempo, la felicità della mente o stenografia del mondo visivo.
   Con tratti essenziali, continui nelle più varie direzioni, Mainardi elabora forme che evolvono in morfologie funzionali. L’artista conosce profondamente gli animali in senso scientifico, ne studia il comportamento e quici dà l’energia del germe del disegno e traduce con tocco felicemente singolare il rapporto del segno con l’universo e soprattutto con quella sua porzione che si inabissa in noi stessi.
   In Mainardi il disegno assume la forma di un segno grafico di spritualità moderna, poiché, nel suo segno, nell’intensità calligrafica dei suoi segni, fa un simbolo principale di una nuova astrazione liberale e funzionale. Egli traccia segni frammentari che si offrono alla natura dello spirito, ai processi primari del suo inconscio, della sua carica esplorativa verso la fisognomica dell’instintività dell’animale, istintività quasi inafferrabile alla normale visione del mondo reale moderno.
   Certi segni li considera funzionali e danno al fruitore una suggestione intimale e condividono il senso della ricerca. Noi sappiamo che Mainardi vede e studia gli animali tutti nei più minimi particolari e in situazioni ambientali plurime. Ciò che colpisce in questi disegni è la forza di un linguaggio colto che afferma la priorità di una carica spirituale della forma che è ben lontana nel tempo e nello spazio.
   L’artista qui ha un segno gestuale ma altamente espressivo; Matisse disse: “che il disegno è una pittura riassunta”.
   Mainardi forse lo sa che il suo segno denota precisazioni ed emozioni che nascondono situazioni complesse del mondo animale; infatti egli trasforma i fogli in pulsazioni, in porzioni di spazio.
   Disegnando gli animali si avverte che l’artista si è immedesimato in loro, in un gesto intuitivo approdando ad una visione assoluta. Il suo segno è preciso e fresco per cui spontaneamente si isola per qualità caricandosi di elevata sensibilità tipica dell’estetica dell’arte.
   La sua figurazione è l’espressione di una libertà creativa che lo spinge a definire significati dell’animo dei riflessi istintivi degli animali attraverso una scrittura espressionista tipica di un forte universo.
   Mainardi in sede conclusiva ha disegnato l’animo degli animali perché li ha sezionati e compenetrati al punto tale da riflettere un universo di creatività fantastica contemporanea con una carica di forte energia, di divenuta espressione.
   Questi disegni sono “Essere”. Sono immagini esasperate ma plastiche finissimamente a finalità estetica che approdano alla sperimentazione di un nuovo linguaggio grafico
                                                        Bologna, 14 giugno 2006